Martina DOGANA blog

03 settembre 2014

Seconda al Challenge Vichy!


Domenica ho portato a casa il mio decimo Ironman, anche se questa volta si trattava di una gara del circuito Challenge, conquistando il secondo gradino del podio e il mio personal best con 9h20m20s!
Avevo preparato al meglio questo evento, dopo un anno di stop dalla distanza, e dopo il Campionato Italiano di Barberino di Mugello mi sono concentrata su questa gara. Sono stati due mesi impegnativi, ma almeno non lavoravo visto che la maggior parte dei corsi che tengo in piscina e in palestra erano sospesi per l'estate, quindi ho praticamente fatto la professionista (finalmente!). Quello che mi ha aiutato maggiormente sono stati i tempi di recupero tra un allenamento e l'altro, a differenza del resto dell'anno in cui sono sempre letteralmente di corsa. Devo dire che il lavoro ha ripagato e che sono soddisfatta della mia gara, che ho gestito con la testa anche nei piccoli imprevisti che mi sono successi nel corso della giornata.
I primi problemi li ho avuti in partenza dove oltre a subire qualche colpo di troppo, sono rimasta imbottigliata e non riuscivo a nuotare come volevo. Per fortuna erano die giri con uscita all'australiana in cui sono riuscita a farmi un po' di spazio. Nel secondo giro ho spinto parecchio per rientrare sul gruppo davanti dove vedevo due cuffie chiare: la Woysch e la Zelinka. Sono uscita dall'acqua con loro, davanti c'erano una belga e la ceca Potuckova con qualche minuto di vantaggio. Io ho fatto n cambio veloce e di fatto sono uscita per prima dalla T1 nonostante mi sia infilata la maglia da bici vista la temperatura non elevata, ma ben presto Nicole e Gabriella mi hanno superato con un ritmo un po' troppo veloce e ho deciso di lasciarle andare. Verso il 30°km, in una discesa, ho commesso un errore da pivella: ho cambiato troppo in fretta e la catena si è incastrata tra il pacco pignoni e il cambio quindi mi sono dovuta fermare per rimetterla al suo posto. Mi sono stupita per aver mantenuto la calma senza arrabbiarmi e sono ripartita con grinta. Verso la fine del primo dei due giro previsti in bici ho sentito che le mie gambe mi permettevano di spingere e ho provato ad aumentare progressivamente il ritmo... finalmente tutti i lavori svolti in allenamento stavano uscendo! Sulla piccola salita di congiunzione tra i due giri c'era Mirco che mi ha ragguagliato sui distacchi:8' sulla ceca in testa, 2' su Woysch e Zelinka. Io però stavo meglio di prima ed ero molto positiva. In cima alla salita una brutta sorpresa: si era allentata la prolunga destra del manubrio, forse per le vibrazioni dell'asfalto. Il cambio però funzionava quindi potevo continuare, era solo una rottura il fatto che, quando mi rialzato dalla posizione a cronometro, la prolunga si girava e quindi prima di rimettermi giù la dovevo risistemare. Tutto sommato, comunque, niente di grave e senza accorgermene stavo recuperando il gap da Woysch e Zelinka, oltre ad aver superato la belga che era in testa a nuoto. Finalmente ho riagganciato le due davanti e ho continuato a fare la mia gara senza girarmi mai per sapere se fossero ancora dietro di me o meno. D'altra parte dovevo fare la mia gara e ascoltare le mie gambe e le mie sensazioni che erano davvero ottime!
Giunta in zona cambio ho scoperto che Gabriella era con me, anzi in T2 lei ha fatto un cambio velocissimo e mi ha superata. Io, invece, ho fatto uno dei cambi più lenti della mia carriera perché avevo una  vescica sul dorso del piede e mi ero preparata un cerotto per proteggerla in modo da non avere ulteriori fastidi mentre correvo. Dopo il cerotto ho infilato le calze, gli R2 e le scarpe, ho infilato la cintura con il pettorale (in bici ne avevo no attaccato alla maglia) e i GU, ho indossato il cappellino e via per la maratona....
Ho capito subito che sarebbe stata una maratona dura e che avrei dovuto tirar fuori il meglio di me, ma non avevo paura. Ho pensato alle maratone corse a Nizza, sapendo che di corsa può sempre succedere di tutto, l'importante è prendere subito il ritmo giusto e ricordarsi di bere e mangiare. Non avevo fatto i conti con questo percorso in cui il ritmo era spesso rotto da curve, salite e discese. Una corsa muscolare con anche continui cambiamenti di terreno: asfalto, cemento, brecciolino. Davanti Gabriella era scatenata, mentre la Potuckova perdeva terreno, ma la gara era ancora lunga: 4 giri sembrano non passare mai! Il peggiore è sempre il terzo perché ormai hai 30km sulle gambe, oltre al resto, ma io per fortuna al terzo giro ho superato la ceca e mi sono portata in seconda posizione. Davanti però Gabriella continuava a guadagnare, io invece non ne avevo più di così e soffrivo di ciò perché di solito le mie gambe mi seguivano meglio. Ad un certo punto ero convinta di correre ad un ritmo  bassissimo e che avrei chiuso una maratona pessima, tanto le sensazioni erano brutte, invece poi, analizzando i tempi, non ho corso poi così male e quelle sensazioni erano dovute al fatto che stavo spingendo. L'ultimo giro comunque è stato durissimo, mi ha aiutato solo il fatto che ormai l'arrivo era vicino e che c'era più gente a fare il tifo a bordo strada...sempre più gente, soprattutto nelle ultime centinaia di metri dove tutte le brutte sensazioni spariscono...è stato davvero entusiasmante entrare per la quarta volta nello stadio dell'arrivo questa volta accompagnata da bambini con dei palloncini rossi, andando a cercare le mani degli spettatori per battere il cinque e poi alzare braccia sulla finish line e sorridere ai fotografi e alle telecamere prima di cadere sfinita tra le braccia di Mirco...
A quel punto mi sono tornate in mente le ultime settimane, il ritmo delle giornate che finivano sempre troppo presto perché alle 21 ero quasi sempre già addormentata, tutti i km nuotati, pedalati e corsi, tanti da sola, ma tanti con Mirco e altri amici, i giorni qui a Vichy ospiti della famiglia Pinot che mi hanno messo nelle condizioni migliori per gareggiare, rompendo la tensione pre gara con mille risate; ho pensato a tutti i messaggi ricevuti dalle persone che mi vogliono bene e che mi seguono sempre anche da lontano... ho riflettuto sul fatto nonostante la fatica e le vesciche sanguinanti sui piedi, nonostante il malessere fisico delle ore e dei giorni successivi mi sa che ho ancora voglia di tutto ciò perché alla fine mi diverto e queste emozioni, come dice il mio amico Gira, le vivi solo in queste gare!



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